Mobilità sostenibile, in Sicilia non c’è

25 settembre 2018 – Quotidiano di Sicilia
Rosario Battiato
PALERMO – Peggior risultato nazionale per utilizzo del trasporto ferroviario e penultima postazione per utilizzo di mezzi pubblici di trasporto. I numeri degli spostamenti dei siciliani, relativi al 2017, confermano la tendenza al mezzo privato, allargando la distanza che separa l’Isola dal resto delle regioni italiane in relazione al potenziamento della mobilità sostenibile. Lo dicono gli ultimi dati aggiornati dell’Istat nell’ambito degli indicatori territoriali per le politiche di sviluppo che offrono centinaia di numeri per analizzare la qualità dell’avanzamento produttivo e ambientale delle varie aree nazionali.
Lo scorso anno i siciliani hanno conquistato un record che affossa ulteriormente la considerazione del trasporto collettivo: l’Isola ha infatti registrato il più basso indice di utilizzazione del trasporto ferroviario tra le regioni italiane, pari ad appena l’1,4%, di quattro volte inferiore alla media nazionale che ha toccato quota 5,4. Il dato è un valore percentuale che viene calcolato sulla base di lavoratori, scolari e studenti di 3 anni e più che utilizzano il treno abitualmente per recarsi a lavoro, asilo o scuola sul totale.
Per la Sicilia è uno dei cinque peggiori dati registrati dal 1995, lontano dal 2,6 del 1999. A superare il 10%, quindi oltre il doppio del dato italiano, ci sono la provincia autonoma di Bolzano e la Liguria. Buone prestazioni si sono registrate anche in Toscana (7,8) e in Lombardia (6,8), realtà dove il sistema di trasporto ferroviario è evidentemente un punto di riferimento quotidiano per gli spostamenti.
Allargando il raggio di studio, si rileva che la Sicilia è anche la seconda regione d’Italia per peggiore prestazione (solo l’Umbria riesce a superarla) in relazione all’utilizzo di mezzi pubblici di trasporto da parte di occupati, studenti, scolari e utenti sul totale delle persone che si sono spostate per motivi di lavoro e di studio e hanno utilizzato mezzi di trasporto. Il dato isolano è pari al 12,4% (poco più di 1 su 10), a fronte di una media nazionale che supera il 20%, cioè 2 su 10.
 A preoccupare ulteriormente è la tendenza, visto che per l’Isola si tratta del peggior risultato registrato negli ultimi 22 anni, cioè dal 1995 ad oggi. Il dato non è solo clamorosamente in calo rispetto al 2016, quando aveva fatto registrare un discreto 16,7%, ma è anche lontanissimo dalla migliore prestazione di sempre registrata nell’Isola, cioè quel 17,9% del 1999 che ormai sembra davvero irraggiungibile.
 Ben altra aria si respira nel resto del Paese: la Lombardia sfiora il 25%, la Liguria è di poco sopra al 28%, e il Lazio supera agevolmente il 26%. Dall’altra parte della barricata, assieme alla Sicilia, ci sono soltanto piccole regioni come l’Umbria (11,8%) e le Marche (13%).
 “La Banca dati indicatori territoriali per le politiche di sviluppo – si legge nella nota di presentazione dell’Istat – contiene 316 indicatori (260 + 56 di genere) disponibili a livello regionale e sub regionale, per macroarea e per le aree obiettivo” e si tratta di uno dei “prodotti previsti dalla nuova Convenzione stipulata tra Istat e il Dipartimento per le Politiche di Coesione (DPCoe) Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’Agenzia per la Coesione Territoriale (ACT), nell’ambito del progetto ‘Informazione statistica territoriale e settoriale per le politiche di coesione 2014-2020’ finanziato con il PON ‘Governance e capacità istituzionale 2014-2020’”.

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