DISSESTO IDROGEOLOGICO: ALLARME IN ABRUZZO, A RISCHIO 304 COMUNI SU 305

28 luglio 2018 – AbruzzoWeb
Azzurra Caldi
L’AQUILA – Un Paese fragile, l’Italia, un territorio che si evolve continuamente e ad accelerare il processo di trasformazione interviene pesantemente il dissesto idrogelogico che interessa il 91 per cento dei Comuni. In Abruzzo, il dato eclatante, parla di 304 comuni su 305 a rischio frana elevato o molto elevato e pericolosità idraulica media. L’edizione 2018 del Rapporto sul dissesto idrogeologico in Italia dell‘Ispra, la seconda dedicata a questo tema, fornisce il quadro di riferimento aggiornato al 2017 sulla pericolosità per frane alluvioni sull’intero territorio nazionale e sugli indicatori di rischio relativi a popolazione, famiglie, edifici, imprese e beni culturali.
FRANE – Analizzando le aree a pericolosità frana dei Piani di assetto idrogeologico (Pai), i valori più elevati (P3 e P4) si registrano in Abruzzo, Molise, Campania, Toscana, Emilia Romagna, Liguria e Valle d’Aosta. I dati riguardano sia le frane già verificatesi che le zone di possibile evoluzione dei fenomeni.
“La superficie complessiva, in Italia, delle aree a pericolosità da frana Pai e delle aree di attenzione – si legge nel rapporto – è pari a 59.981 chilometri quadrati (19,9% del territorio nazionale). Se prendiamo in considerazione le classi a maggiore pericolosità (elevata P3 e molto elevata P4), assoggettate ai vincoli di utilizzo del territorio più restrittivi, le aree ammontano a 25.410 chilometri quadrati, pari all’8,4% del territorio nazionale”.
Dal confronto tra la mosaicatura nazionale Ispra 2017 e quella del 2015, emerge un incremento del 2,9% della superficie complessiva classificata dai Pai (classi P4, P3, P2, P1 e AA) e del 6,2% delle classi a maggiore pericolosità (elevata P3 e molto elevata P4).
Così l’Abruzzo, che si estende su un ‘area di 10.831 chilometri quadrati comprende un’area a pericolosità frana da 1.678,2 chilometri, per un totale del 15,5 %, ben oltre la media nazionale che si attesta attorno all’8,4%.
ALLUVIONI – Per quanto riguarda la pericolosità idraulica le regioni più a rischio risultano essere Emilia Romagna, Toscana, Lombardia, Piemonte e Veneto. In Abruzzo, in questo caso, si parla di una pericolosità media (P2), su un’area di 149,9 chilometri quadrati, che equivale all’1,4%, al di sotto della media nazionale.
“Dal confronto tra la mosaicatura nazionale Ispra 2017 e quella del 2015 – si legge ancora -, emerge un incremento dell’1,5% della superficie a pericolosità idraulica elevata P3, del 4% della superficie a pericolosità media P2 e del 2,5% della superficie a pericolosità bassa P1. Gli incrementi sono legati all’integrazione della mappatura in territori precedentemente non indagati (es. reticolo idrografico minore), all’aggiornamento degli studi di modellazione idraulica e alla perimetrazione di eventi alluvionali recenti. Gli incrementi più significativi della superficie classificata a pericolosità media hanno riguardato la regione Sardegna, il bacino del Po in regione Lombardia, i bacini delle Marche, il bacino del Tevere in regione Lazio, il bacino dell’Arno e quelli regionali toscani, i bacini della Puglia”.
QUADRO STORICO – Quanto emerge dal quadro storico può aiutare a comprendere meglio l’incisività di questi fenomeni sul territorio nazionale.
“I comuni interessati da aree a pericolosità da frana P3 e P4 e idraulica P2 sono 7.275 pari al 91,1% dei comuni italiani. La superficie delle aree classificate a pericolosità da frana P3 e P4 e/o idraulica P2 in Italia ammonta complessivamente a 50.117 km2 pari al 16,6% del territorio nazionale”.
Se si prendono in considerazione il numero di comuni, 9 Regioni (Valle D’Aosta, Liguria, EmiliaRomagna,
Toscana, Umbria, Marche, Molise, Basilicata e Calabria) hanno il 100% di comuni interessati da aree a pericolosità da frana P3 e P4 e/o idraulica P2.
A queste si aggiungono l’Abruzzo, la Provincia di Trento, il Lazio, il Piemonte, la Campania e la Sicilia con percentuali maggiori del 90%.
Particolarmente significativi i dati che riguardano l’Abruzzo dove, di 305 comuni, ben 304 sono quelli a pericolosità frana elevata o molto elevata e pericolosità idarulica media. La percentuale parla di un 99,7 per cento. Il tutto per un totale di 75.911 abruzzesi, 30.370 famiglie e 35.585 edifici a rischio.
“Gli indicatori di rischio rappresentano un utile strumento a supporto delle politiche di mitigazione del rischio. I dati del Rapporto 2015 – viene spiegato nel rapporto – sono stati utilizzati, in ambito nazionale, per l’individuazione delle priorità di intervento, la ripartizione dei fondi tra le Regioni e la programmazione degli interventi di difesa del suolo. In ambito europeo gli indicatori sono stati selezionati per la valutazione dell’efficacia delle misure dei Fondi strutturali 2014-2020. Gli indicatori Popolazione a rischio frane e Popolazione a rischio alluvioni sono stati realizzati nell’ambito del progetto pluriennale Statistiche ambientali per le politiche di coesione 2014-2020, avviato nel 2018 nell’ambito del Pon Governance e Capacità
Istituzionale 2014-2020”.
PIANI DI EMERGENZA – Per quanto riguarda i Piani di Emergenza comunali dello scorso anno, quindi alla data della redazione del rapporto Ispra, un dato allarmante scaturisce da un dossier elaborato dal M5S in Regione Abruzzo.
Alla fine dell’anno 2017, solo i Comuni dell’Aquila, Montesilvano e Torricella Peligna avevano approvato i rispettivi Piani di Emergenza. Due Comuni, Casalbordino e Torano Nuova, avevano aggiornato i propri piani senza recepire le Nuove Linee Guida, mentre 80 Comuni avevano il Piano in fase di aggiornamento. Tutti gli altri, ben 220 Comuni non avevano ancora aggiornato il Piano rispetto ai nuovi dettami normativi. Fra questi, ci sono i tre Capoluoghi di Provincia: Pescara, Teramo e Chieti.
Il Piano di Emergenza definisce le principali azioni da svolgere e i soggetti da coinvolgere al verificarsi di un evento emergenziale, riportando il flusso delle informazioni che deve essere garantito tra i soggetti istituzionali (in particolare sindaco, prefetto, presidenti di Provincia e Regione) e tra il Comune e i soggetti operanti sul territorio che concorrono alla gestione dell’emergenza, nonché le azioni che concorrono a garantire la tempestiva comunicazione/informazione della popolazione.
Con l’entrata in vigore della Legge 100/2012, a partire dal 13 Novembre 2012, le Regioni e i Comuni sono stati chiamati a partecipare all’organizzazione e all’attuazione delle attività di Protezione Civile. Dovranno, infatti, provvedere alla predisposizione e attuazione dei programmi regionali di previsione e prevenzione; all’attivazione degli uffici e all’approntamento delle strutture e dei mezzi necessari per l’espletamento delle attività di protezione civile.
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